lunedì 10 giugno 2013

giovedì 23 maggio 2013

sabato 11 maggio 2013

Lo specchio






Nei presentimenti non credo, e i presagi non temo. Non fuggo la calunnia né il veleno, non esiste la morte: immortali siamo tutti, e tutto è immortale. Non si deve temere la morte, né a diciassette né a settant'anni. Esistono solo realtà e luce: le tenebre e la morte non esistono. Siamo tutti ormai del mare su la riva, e io sono tra quelli che traggono le reti, mentre l'immortalità passa di sghembo. Se nella casa vivrete, la casa non crollerà. Un secolo qualsiasi richiamerò, e una casa vi costruirò. Ecco perché, con me, i vostri figli e le vostre donne siederanno alla stessa tavola la stessa per l'avo ed il nipote. Si compie ora, il futuro. E se io una mano levo i suoi cinque raggi rimarranno a voi. Del passato ogni giorno, come una fortezza, io con le spalle ho retto. Da agrimensore ho misurato il tempo, e attraversato io l'ho come gli Urali. Il mio secolo l'ho scelto a mia misura. Andavamo a Sud, sostenendo la polvere della steppa, il fumo delle erbacce. Scherzavano i grilli sfiorando i ferri dei cavalli con le loro antenne, come monaci profeti di sventura. Ma il mio destino fissato avevo alla mia sella, e ancora adesso, nei tempi futuri, come un fanciullo sulle staffe io mi sollevo. La mia immortalità mi basta, ché da secolo in secolo scorre il mio sangue... Per un angolo sicuro di tepore darei la vita di mia volontà qualora la sua cruna alata non mi svolgesse più, come un filo, per le strade del mondo.


Con straordinaria costanza mi capita di fare sempre lo stesso sogno: è come se volesse costringermi a tornare inesorabilmente in quei luoghi a me così dolorosamente cari, ad un tempo dove c’era la casa di mio nonno, nella quale vidi la luce più di 40 anni fa, proprio sulla tavola da pranzo, coperta da una bianca tovaglia inamidata. E, ogni volta che cerco d’entrare nella casa, qualcosa me lo impedisce.
...faccio spesso questo sogno, ci sono abituato. E non appena vedo le pareti di legno scurite dal tempo, e la porta socchiusa che si apre nel buio dell’ingresso, so già, anche nel sonno, che si tratta solo di un sogno, e la mia incontenibile gioia si spegne nell’attesa del risveglio. Talvolta succede qualcosa per cui smetto di sognare la casa, e... e i pini della mia infanzia... Allora mi assale la nostalgia, e io comincio ad aspettare con ansia il ritorno del sogno, nel quale mi vedrò di nuovo bambino e tornerò ad essere felice. Felice perché tutto è davanti a me, e tutto è ancora possibile.

domenica 28 aprile 2013

mercoledì 24 aprile 2013

Radice





Love bade me welcome: yet my soul drew back,
Guilty of dust and sin.
But quick-eyed Love, observing me grow slack
From my first entrance in,
Drew nearer to me, sweetly questioning
If I lacked anything.
"A guest," I answered, "worthy to be here":
Love said, "You shall be he."
"I, the unkind, ungrateful? Ah, my dear,
I cannot look on thee."
Love took my hand, and smiling did reply,
"Who made the eyes but I?"
"Truth, Lord; but I have marred them; let my shame
Go where it doth deserve."
"And know you not," says Love, "who bore the blame?"
"My dear, then I will serve."
"You must sit down," says Love, "and taste my meat."
So I did sit and eat.

martedì 23 aprile 2013

Manifesto per la soppressione dei partiti politici














Simone Weil, 1950

...quasi dappertutto – e anche, di frequente, per problemi puramente tecnici – l’operazione di
prendere partito, di prendere posizione pro o contro, si è sostituita all’operazione del pensiero.
Si tratta di una lebbra che ha avuto origine negli ambienti politici e si è espansa, attraverso tutto il
paese, alla quasi totalità del pensiero.
Non è certo che sia possibile rimediare a questa lebbra, che ci sta uccidendo, senza cominciare dalla
soppressione dei partiti politici.

mercoledì 17 aprile 2013

lunedì 15 aprile 2013

lunedì 1 aprile 2013

Pose il capo su un sasso e la sognò.


Quello che m'hai voluto dire è un rifiuto e una liberazione

Mo' volete sapere perché siete assassini? E che v' 'o dico a ffa'? Che parlo a ffa'? Chisto, mo' ce vo, 'o fatto 'e zi' Nicola... parlamme inutilmente..Parlo inutilmente? In mezzo a voi, forse, ci sono anch'io, e non me ne rendo conto. Avete sospettato l'uno dell'altro: 'o marito d' 'a mugliera, 'a mugliera d' 'o marito... 'a zia d' 'o nipote... 'a sora d' 'o frate... Io vi ho accusati e non vi siete ribellati, eppure eravate innocenti tutti quanti... Lo avete creduto possibile. Un assassinio lo avete messo nelle cose normali di tutti i giorni... il delitto lo avete messo nel bilancio di famiglia! La stima, don Pasqua', la stima reciproca che ci mette a posto con la nostra coscienza, che ci appacia con noi stessi, l'abbiamo uccisa... E vi sembra un assassinio da niente? Senza la stima si può arrivare al delitto. E ci stavamo arrivando. Pure la cameriera aveva sospettato di voi... La gita in campagna, la passeggiata in barca... Come facciamo a vivere, a guardarci in faccia? Aveva ragione a buonanima e zi nicola, avive ragione, zi' Nico'! Nun vulive parla' cchiù... C'aggia ffa', zi' Nico'? Tu che hai campato tanti anni e che avevi capito tante cose, dammi tu nu cunziglio... Dimmi tu: c'aggia ffa'? Parlami tu... (Si ferma perché ode come in lontananza la solita chiacchierata pirotecnica di zi' Nicola, questa volta prolungata e più ritmata) Non ho capito, zi' Nico'! (Esasperato) Zi' Nico', parla cchiù chiaro! (Silenzio. Tutti lo guardano incuriositi). Avete sentito? Comme, non avete sentito sparare da lontano? Parla più forte zì nicò! Non si capisce. E mo nun ce putimme capì cchiù...Non si capisce..M’ha parlato e nun aggio capito.

giovedì 28 marzo 2013


Mystery of faith

Quando leggo il catechismo del Concilio di Trento, mi sembra di non aver nulla in comune con la religione che vi è esposta. Quando leggo il Nuovo Testamento, i mistici, la liturgia, quando vedo celebrare la messa, sento con una specie di certezza che questa fede è la mia, o più precisamente lo sarebbe senza la distanza che sia pone tra me ed essa a causa della mia imperfezione.
Da anni penso a queste cose con tutta l'intensità d'amore e d'attenzione di cui sono capace.
Questa intensità è miseramente debole, a causa della mia imperfezione, che è molto grande, tuttavia mi sembra che essa cresca sempre di più, e nella misura in cui cresce, i legami che mi uniscono alla fede diventano sempre più forti, sempre più profondamente radicati nel cuore e nell'intelligenza.
Ma nello stesso tempo anche i pensieri che mi allontanano dalla Chiesa acquistano più forza e maggiore chiarezza. Se dunque questi pensieri sono veramente incompatibili con l'appartenenza alla Chiesa, non vedo come potrei evitare di concludere che la mia vocazione è di essere cristiana fuori dalla Chiesa.
I figli di Dio non devono avere quaggiù altra patria che l’universo intero. Con la totalità delle creature ragionevoli che ha contenuto e contiene e conterrà, il nostro amore deve avere la stessa estensione attraverso tutto lo spazio. Ogni qual volta un uomo ha invocato con cuore puro Osiride, Dioniso, Crisna, Budda, Il Tao ecc. il Figlio di Dio ha risposto inviandogli lo spirito Santo e lo Spirito Santo ha agito sulla sua anima, non inducendolo ad abbandonare la sua tradizione religiosa, ma dandogli luce e nei migliori dei casi la pienezza della luce all’interno di tale tradizione.
Ma personalmente non darei mai neppure venti soldi per un'opera missionaria. Credo che per un uomo cambiare religione sia pericoloso quanto per uno scrittore cambiare lingua. La religione cattolica contiene esplicitamente verità che altre religioni contengono in modo implicito. E, inversamente, altre religioni contengono esplicitamente verità che nel Cristianesimo sono soltanto implicite. Il cristiano meglio istruito può imparare ancora molto sulle cose divine anche da altre tradizioni religiose, sebbene la luce interiore possa anche fargli percepire tutto attraverso la propria tradizione. E tuttavia, se le altre tradizioni sparissero dalla faccia della terra, la perdita sarebbe irreparabile. I missionari ne hanno già fatte sparire troppe.
San Giovanni della Croce paragona la fede a dei riflessi d'argento, ma la verità è l'oro. Le diverse tradizioni religiose autentiche sono differenti riflessi della stessa verità, e forse in ugual misura preziosi. Ma di questo non ci si rende conto, perchè ciascuno vive una sola di queste tradizioni e percepisce le altre dall'esterno.
E' come se due uomini posti in due camere comunicanti, vedendo entrambi il sole attraverso la propria finestra e il muro del vicino illuminato dai raggi, credessero entrambi di essere l'unico a vedere il sole e che l'altro ne riceva soltanto un riflesso.

Poiché in occidente la parola Dio, nel suo significato corrente, disegna una persona, quegli uomini nei quali l’attenzione, la fede e l’amore si applicano quasi esclusivamente al perfetto impersonale di Dio, possono credere e dirsi atei, sebbene l’amore soprannaturale abiti nella loro anima. Costoro sono sicuramente salvati e si riconosce dal loro atteggiamento verso le cose di quaggiù, quelli che possiedono allo stato puro l’amore per il prossimo e l’accettazione dell’ordine del mondo compresa la sventura, costoro sono tutti sicuramente salvati, anche se vivono e muoiono in apparenza atei.
 Coloro che posseggono perfettamente queste due virtù, anche se vivono e muoiono atei, sono santi. Quando si incontrano uomini siffatti, è inutile volerli convertire. Essi sono pienamente convertiti, sebbene non in modo visibile; sono stai generati di nuovo a partire dall’acqua e dallo spirito, anche se non sono mai stati battezzati, hanno mangiato il pane della vita, anche se non si sono mai comunicati. Un ateo e un infedele capaci di compassione pura, sono altrettanto vicini a Dio di un cristiano, e quindi lo conoscono altrettanto bene, sebbene la loro conoscenza si esprima con parole diverse, oppure resti muta.

È come se con il tempo si fosse finito per considerare non più Gesù, ma la Chiesa come Dio incarnato quaggiù. La metafora del Corpo mistico funge da ponte tra le due concezioni. Ma c'è una piccola differenza: ed è che Cristo era perfetto mentre la Chiesa è macchiata da numerosi crimini.
La metafora del "velo" o del "riflesso" applicata dai mistici alla fede permette loro di uscire da un tale soffocamento. Essi accettano l'insegnamento della Chiesa, non come se fosse la verità, ma come qualcosa dietro a cui si trova la verità.
Ciò è molto lontano dalla definizione di fede del catechismo del Concilio di Trento. E' come se sotto la medesima denominazione di cristianesimo e all'interno della stessa organizzazione sociale vi fossero due religioni distinte: quella dei mistici, e l'altra.
Io credo che la religione vera sia la prima, e che la confusione tra le due abbia prodotto allo stesso tempo grandi vantaggi e grandi inconvenienti.
Di fatto, i mistici di quasi tutte le tradizioni religiose convergono fin quasi all'identità.
Essi costituiscono la verità di ciascuna.
La contemplazione praticata in India, Grecia, Cina ecc.. è soprannaturale quanto quella dei mistici cristiani. C'è una grandissima affinità tra Platone e per esempio San Giovanni della Croce. Come anche tra la mistica cristiana e il taoismo ecc..
Non c'è alcuna ragione di supporre che dopo un crimine tanto atroce come l'assassinio di un essere perfetto l'umanità sarebbe dovuta diventare migliore e di fatto complessivamente non sembra essere diventata migliore. La Redenzione si trova su un altro piano, un piano eterno.
In generale non vi è alcuna ragione di stabilire un legame tra il grado di perfezione e la cronologia.
Il cristianesimo ha introdotto nel mondo questa nozione di progresso, prima sconosciuta; e tale nozione diventata il veleno del mondo moderno lo ha scristianizzato. Occorre abbandonarla.
Se si vuole trovare l'Eternità occorre disfarsi della superstizione della cronologia.
I misteri della fede non sono un oggetto per l’intelligenza in quanto facoltà che permette di affermare o di negare. Non appartengono all’ordine della verità, ma a un ordine superiore. L’unica parte dell’anima umana capace di un contatto reale con essi è una facoltà di amore soprannaturale. Soltanto questa è pertanto capace di un’adesione nei loro riguardi.
Il ruolo delle altre facoltà dell’anima, a cominciare dall’intelligenza, è soltanto quello di riconoscere che ciò con cui l’amore soprannaturale viene a contatto è reale; che tali realtà sono superiori agli oggetti di loro pertinenza; e di tacere non appena l’amore soprannaturale si desta in modo attuale nell’anima.
La virtù di carità è l’esercizio della facoltà di amore soprannaturale.
La virtù di fede è la subordinazione di tutte le facoltà dell’anima alla facoltà di amore soprannaturale.
La virtù di speranza è un orientamento dell’anima verso una trasformazione dopo la quale essa sarà interamente ed esclusivamente amore.
Per subordinarsi alla facoltà di amore, le altre facoltà devono trovarvi ciascuna il proprio bene; in particolare l’intelligenza, che è la più preziosa dopo l’amore. E le cose stanno effettivamente così.
Quando l’intelligenza torna a esercitarsi di nuovo, dopo aver fatto silenzio per consentire all’amore di invadere tutta l’anima, si trova a possedere più luce di prima, una maggiore attitudine a cogliere gli oggetti, le verità che sono di sua pertinenza.
Non solo: io credo che tali silenzi costituoscano per essa una educazione che non ha equivalenti e le permettano di cogliere verità che altrimenti le resterebbero celate per sempre.
Ci sono verità che sono alla sua portata, che essa può cogliere, ma solo dopo essere passata in silenzio attraverso l’inintelligibile.
Non è questi che Giovanni della Croce intende dire chiamando la fede una notte?
L’intelligenza può riconoscere i vantaggi di questa subordinazione all’amore soltanto per esperienza, a cose fatte. Prima, non ne ha alcun presentimento. Non ha inizialmente alcun motivo ragionevole di accettare questa subordinazione. Cosicchè questa subordinazione è opera soprannaturale che soltanto Dio opera.
L'intelligenza deve esercitarsi in totale libertà, oppure tacere. Nel suo ambito la Chiesa non deve avere nessun diritto di giurisdizione. Ovunque ci sia disagio dell'intelligenza c'è oppressione dell'individuo da parte del sociale, che tende a diventare totalitario. La Chiesa ha stabilito un totalitarismo, così essa oggi non è priva di responsabilità negli attuali avvenimenti.

Quando si fa perfetta attenzione a una musica perfettamente bella (e lo stesso vale per l'architettura, la pittura la scultura ecc..) l'intelligenza non ha al riguardo alcunchè da affermare o da negare. Ma tutte le facoltà dell'anima, compresa l'intelligenza, tacciono e sono sospese all'ascolto. L'ascolto è applicato ad un oggetto incomprensibile ma che racchiude della realtà e del bene. E l'intelligenza che non vi coglie alcuna verità vi trova nondimeno un nutrimento. Io credo che il mistero del bello nella natura e nelle arti (ma soltanto nell'arte di primissimo ordine, perfetta o quasi) sia un riflesso sensibile del mistero della fede.

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estratti sparsi a cura mia da 'Lettera a un religioso' di Simone Weil, del 1951
foto: particolari del cimitero Monumentale di Poggioreale, Napoli

A cercare fratelli

Che paese meraviglioso era l’Italia durante il periodo del fascismo e subito dopo….La vita era come la si era conosciuta da bambini, e per venti trent’anni non è più cambiata: non dico i suoi valori — che sono una parola troppo alta e ideologica per quello che voglio semplicemente dire — ma le apparenze parevano dotate del dono dell’eternità: si poteva appassionatamente credere nella rivolta o nella rivoluzione, ché tanto quella meravigliosa cosa che era la forma della vita, non sarebbe cambiata. Ci si poteva sentire eroi del mutamento e della novità, perché a dare coraggio e forza era la certezza che le città e gli uomini, nel loro aspetto profondo e bello, non sarebbero mai mutati: sarebbero giustamente migliorate soltanto le loro condizioni economiche e culturali, che non sono niente rispetto alla verità preesistente che regola meravigliosamente immutabile i gesti, gli sguardi, gli atteggiamenti del corpo di un uomo o di un ragazzo.
La gente indossava vestiti rozzi e poveri (non importava che i calzoni fossero rattoppati, bastava che fossero puliti e stirati);
i ragazzi erano tenuti in disparte dagli adulti, che provavano davanti a loro quasi un senso di vergogna per la loro svergognata virilità nascente, benché così piena di pudore e di dignità, con quei casti calzoni dalle saccocce profonde; e i ragazzi, obbedendo alla tacita regola che li voleva ignorati, tacevano in disparte, ma nel loro silenzio c’era una intensità e una umile volontà di vita (altro non volevano che prendere il posto dei loro padri, con pazienza), un tale splendore di occhi, una tale purezza in tutto il loro essere, una tale grazia nella loro sensualità, che finivano col costituire un mondo dentro il mondo, per chi sapesse vederlo. È vero che le donne erano ingiustamente tenute in disparte dalla vita, e non solo da giovinette. Ma erano tenute in disparte, ingiustamente, anche loro, come i ragazzi e i poveri. Era la loro grazia e la loro umile volontà di attenersi a un ideale antico e giusto, che le faceva rientrare nel mondo, da protagoniste. 
Perché cosa aspettavano, quei ragazzi un po’ rozzi, ma retti e gentili, se non il momento di amare una donna? La loro attesa era lunga quanto l’adolescenza — malgrado qualche eccezione ch’era una meravigliosa colpa — ma essi sapevano aspettare con virile pazienza: e quando il loro momento veniva, essi erano maturi, e divenivano giovani amanti o sposi con tutta la luminosa forza di una lunga castità, riempita dalle fedeli amicizie coi loro compagni.
La naturale sensualità, che restava miracolosamente sana malgrado la repressione, faceva sì che essi fossero semplicemente pronti a ogni avventura, senza perdere neanche un poco della loro rettitudine e della loro innocenza.
Anche i ladri e i delinquenti avevano una qualità meravigliosa: non erano mai volgari. Erano come presi da una loro ispirazione a violare le leggi, e accettavano il loro destino di banditi, sapendo, con leggerezza o con antico sentimento di colpa, di essere in torto contro una società di cui essi conoscevano direttamente solo il bene, l’onestà dei padri e delle madri: il potere, col suo male, che li avrebbe giustificati, era così codificato e remoto che non aveva reale peso nella loro vita.
Ora che tutto è laido e pervaso da un mostruoso senso di colpa — e i ragazzi brutti, pallidi, nevrotici, hanno rotto l’isolamento cui li condannava la gelosia dei padri, irrompendo stupidi, presuntuosi e ghignanti nel mondo di cui si sono impadroniti, e costringendo gli adulti al silenzio o all’adulazione — è nato uno scandaloso rimpianto; quello per l’Italia fascista o distrutta dalla guerra.

p.p.p. 72'


martedì 19 marzo 2013

'A vita soja

Carmè, m'alluntano pe mo
m'alluntano pecchè faccio chello che vvuò
ma cchiù 'ttarde ce avimma verè
nu mumento ma t'aggia parlà
cu martiteto nun ce pensà
tutto manca, ragiona cu me






io vengo oggi e tu oggi m'e 'a di'
ca st'ammore mai fine avarrà
ca si' 'a mia pure a costo 'e murì
perchè sulo nun pozzo campà
io vengo oggi pe sentirte 'e di'
ca si' 'a mia pure a costo 'e murì


in una pagina a caso un mucchio di foto

1 Oh Signore, quanto sono amabili le tue dimore,
2 L'anima mia langue e vien meno,
sospirando i cortili del SIGNORE;
il mio cuore e la mia carne mandano grida di gioia al Dio vivente.
3 Anche il passero si trova una casa
e la rondine un nido dove posare i suoi piccini...
I tuoi altari, oh SIGNORE,
Dio mio!...
4 Beati quelli che abitano nella tua casa
e ti lodano sempre

lunedì 11 marzo 2013

Videant

Chiunque tu sia, o viandante, cittadino, provinciale o straniero, entra e devotamente rendi omaggio alla prodigiosa antica opera: il tempio gentilizio consacrato da tempo alla Vergine e maestosamente amplificato dall’ardente principe di Sansevero don Raimondo di Sangro per la gloria degli avi e per conservare all’immortalità le sue ceneri e quelle dei suoi nell’anno 1767. Osserva con occhi attenti e con venerazione le urne degli eroi onuste di gloria e contempla con meraviglia il pregevole ossequio all’opera divina e i sepolcri dei defunti, e quando avrai reso gli onori dovuti profondamente rifletti e allontanati

Mystic Weil

Dio pena, attraverso lo spessore infinito del tempo e della specie, per raggiungere l'anima e sedurla. Se essa si lascia strappare, anche solo per un attimo, un consenso puro e intero, allora Dio la conquista. E quando sia divenuta cosa interamente sua, l'abbandona. La lascia totalmente sola. Ed essa a sua volta, ma a tentoni, deve attraversare lo spessore infinito del tempo e dello spazio alla ricerca di colui ch'essa ama. Così l'anima rifà in senso inverso il viaggio che Dio ha fatto verso di lei. E ciò è la croce